CAMPAGNA FINANZIATA CON IL CONTRIBUTO
DELL'UNIONE EUROPEA  E DELL'ITALIA  
ex REG. CE  CE 611/14-615/14 annualità 2015//2016

 
Lotta alla mosca senza l'impiego della chimica

 

La mosca dell’olivo:

La mosca dell'olivo (Bactrocera oleae), è un insetto appartenente alla sottofamiglia dei Dacinae MUNRO. È una specie carpofaga, la cui larva è una minatrice della drupa dell'olivo. È da considerare come la più grave avversità per la produzione.

Morfologia:
L'uovo della mosca è lungo 0,7-1,2 mm circa, è allungato, leggermente appiattito al ventre, con un piccolo tubercolo micropilare biancastro, importante per la respirazione dell'embrione.
La larva è apoda e di forma conico-cilindrica, ristretta anteriormente. Sviluppa attraverso tre stadi (larva di 1ª, 2ª e 3ª età). La larva matura è lunga 6-7 mm, di colore bianco-giallastro, allungata, subconica. I sensori anteriori sono biarticolati e con il secondo articolo conico, il sensorio posteriore ha 8 sensilli.

Lo scheletro cefalo-faringeo ha apodemi dorsali e ventrali molto brevi, lo sclerite ipostomale è triangolare, manca quello subipostomale, le mandibolesono uncinate. I lobi orali sono percorsi da 10-12 solchi preceduti da ciascun lato da un sensillo placoideo simile a quello della larva di Ceratitis capitata. Gli stigmi anteriori hanno 9-10 lobi. I tre stadi larvali si possono distinguere dal diverso profilo delle strutture cefalo-faringee. La diversa conformazione degli stigmi anteriori consente di discriminare le larve della 2ª e 3ª età, mentre la larva di prima età è metapneustica, cioè provvista di un solo paio di stigmi posteriori.
Lo stadio di pupa si svolge all'interno del pupario, una capsula ellittica formata dalla trasformazione dell'exuvia dell'ultima muta larvale. Il pupario è lungo 3,5-4,5 mm, di colore variabile dal bianco-crema al giallo-rossastro, quand'è asciutto. Il cambiamento di colore del pupario consente di stabilire l'età delle pupe.
Gli adulti sono lunghi 4-5 mm. L'adulto maschio presenta nell'ala un indurimento all'apice della cellula anale, il cui tratto ristretto è più lungo che nella femmina. Ai margini del III urite mostra i pettini. L'adulto femmina ha il capo giallastro con due nette macchie circolari sotto le antenne a poca distanza dall'occhio composto; gli occhi sono verde-bluastri.

Il torace può presentare macchiette variabili al posto delle tipiche fasce e linee. Il mesonoto è grigio-bluastro con tre linee nerastre longitudinali. Il callo omerale, le aree mesopleurali e metapleurali e il mesoscutello sono di colore avorio. Le ali sono ialine, con parte dello pterostigma e la macchietta apicale brunastre. L'addome è castano chiaro con macchiettatura variabile: tipicamente sono presenti coppie di macchie nerastre sugli urotergiti I-IV che però spesso si fondono in bande. L'ovopositore è ben visibile, invaginato in parte dell'VII urite che è sempre nerastro. La lunghezza è di 4-5 mm.

Ciclo:
Le femmine depongono le uova a partire dall'estate inoltrata, quando l'oliva ha almeno un diametro di 7-8 mm.
L'ovideposizione avviene praticando una puntura con l'ovopositore sulla buccia dell'oliva e lasciando un solo uovo nella cavità sottostante. La puntura ha una caratteristica forma triangolare dovuta ad un effetto ottico. Una puntura fresca ha un colore verde scuro, mentre le punture vecchie hanno un colore bruno-giallastro a seguito della cicatrizzazione della ferita. La schiusura dell'uovo avviene dopo un periodo variabile secondo le condizioni climatiche: da 2-3 giorni nel periodo estivo ad una decina di giorni nel periodo autunnale. La larva neonata scava inizialmente una galleria superficiale, ma in seguito si sposta in profondità nella polpa fino ad arrivare al nocciolo, che in ogni modo non viene intaccato.

Durante lo sviluppo larvale avvengono due mute con conseguente incremento delle dimensioni della larva.
In prossimità della terza muta la larva di III età si sposta verso la superficie e prepara il foro di uscita per l'adulto rodendo la polpa fino a lasciare un sottilissimo strato superficiale. In questa fase l'oliva mostra chiaramente i sintomi dell'attacco perché si presenta più scura in corrispondenza della mina. Sulla superficie è bene evidente un'area circolare traslucida dovuta alla pellicola residua lasciata. La pupa resta quiescente nella cavità sottostante, protetta all'interno del pupario formato dall'esuvia della larva matura. A maturità l'adulto rompe l'esuvia della pupa e fuoriesce dal pupario. Con una pressione rompe la pellicola superficiale lasciata dalla larva e sfarfalla lasciando il foro di uscita. Nel tardo autunno e in inverno il comportamento cambia: la larva matura fuoriesce dall'oliva e si lascia cadere nel terreno dove avviene l'impupamento.
Gli adulti sono glicifagi e si nutrono principalmente di melata. Essendo la loro dieta base povera di proteine, sono particolarmente attratti da materiali che emanano sostanze azotate volatili, come ad esempio gli escrementi degli uccelli, allo scopo d'integrare il fabbisogno proteico. Questo comportamento è importante perché può essere sfruttato nei programmi di lotta e di monitoraggio utilizzando come attrattivi le proteine idrolizzate e i sali d'ammonio.

Esigenze Ambientali:

Il ciclo è strettamente legato alle condizioni ambientali, in particolare l'andamento climatico e le caratteristiche delle olive. La conoscenza di questi parametri, congiuntamente al monitoraggio della popolazione, è necessaria per attuare efficaci programmi di lotta .
Il clima influenza il ciclo soprattutto con la temperatura e in misura minore l'umidità. La durata della fase giovanile varia perciò da un minimo di circa 20 giorni ad un massimo di 5 mesi nella generazione svernante.
La temperatura ha un ruolo importante anche sulla vitalità e sui ritmi di riproduzione.

Temperature superiori ai 30 °C provocano il riassorbimento dei follicoli ovarici riducendo la fecondità delle femmine: una femmina depone in media 2-4 uova al giorno in piena estate e 10-20 uova in autunno. Temperature persistenti sopra i 32 °C per diverse ore al giorno provocano anche mortalità superiori all'80% delle uova e delle larve di I età.
Le basse temperature hanno invece un'importanza decisamente limitata in quanto la vitalità è compromessa dalle temperature inferiori ai 0 °C.

Date le condizioni climatiche ordinarie nell'areale di vegetazione dell'olivo si deduce che le basse temperature interferiscono sulla dinamica di popolazione solo nelle zone più settentrionali dell'areale dell'olivo e in inverni particolarmente rigidi. In generale si può dire che sono ottimali le temperature comprese fra i 20 °C e i 30 °C sia per le ovideposizioni sia per lo sviluppo larvale, unitamente ad un decorso climatico umido.
Il secondo fattore ambientale di controllo è rappresentato dalle caratteristiche intrinseche delle olive e dalla fase fenologica della pianta. Le femmine ricevono stimoli sensoriali che denotano il grado di recettività dell'oliva, fenomeno che permette loro di scegliere le olive: prima dell'ovodeposizione la femmina "saggia" la dimensione, il colore e l'odore e, sembra, la presenza di determinate specie batteriche. Sono frequenti soprattutto in piena estate le punture sterili, provocate dalle femmine per saggiare la recettività dell'oliva.

L'etologia della mosca è un aspetto al quale si sta rivolgendo una particolare attenzione negli ultimi anni per studiare metodi di lotta preventiva basati sull'impiego di prodotti repellenti (rame, caolino, ecc.), oppure di metodi di cattura massale.
Lo sviluppo larvale è invece condizionato dalla consistenza della polpa e soprattutto dalle dimensioni della drupa, infatti tanto più grande è la drupa tanta più polpa è presente. Proprio per questo si riscontra che le olive da mensa, a drupa grossa e ricca di polpa, la mortalità estiva è più contenuta in quanto la larva riesce a sfuggire agli effetti letali delle alte temperature migrando in profondità assicurandosi un dannoso sviluppo.

Dinamica della Popolazione:

A differenza di altre specie, la successione delle generazioni di Bactrocera oleae non è marcatamente distinta per la scalarità delle ovideposizioni e la longevità degli adulti. Nell'arco di un anno si hanno in genere da 3 a 5 generazioni, ma in alcune annate si può registrare anche una sesta generazione, che si sviluppa in primavera sulle olive non raccolte rimaste sull'albero.
L'entità della popolazione varia nel corso dell'anno, ma si riscontrano due picchi: il primo in piena primavera, in corrispondenza degli sfarfallamenti degli adulti della generazione svernante, il secondo, più intenso, all'inizio dell'autunno quando le olive presentano il massimo grado di recettività, le temperature si abbassano leggermente e il clima diventa più umido.

Fattori di Predisposizione:

La predisposizione agli attacchi della mosca è legata a diversi fattori, sia intrinseci sia estrinseci. I principali sono di natura climatica (temperatura e piovosità), perciò possono esserci marcate differenze di anno in anno. Tuttavia non vanno trascurati altri fattori di natura genetica o agronomica.
In definitiva le condizioni ambientali favorevoli agli attacchi della mosca sono le seguenti:
• Regime termico moderato con temperature non superiori ai 32-34 °C.
• Clima umido.
• Cultivar precoci.
• Cultivar da mensa o a duplice attitudine.
• Coltivazione in regime irriguo.
In ragione di questi fattori, l'incidenza della mosca dell'olivo aumenta passando dalle regioni meridionali a quelle settentrionali e dalle regioni costiere a quelle più interne. Per quanto riguarda la stagione, in linea di massima le infestazioni estive sono generalmente contenute ad eccezione degli ambienti più freschi e delle cultivar più sensibili, mentre si hanno picchi d'infestazione a partire dal mese di settembre fino all'arrivo dei primi freddi, soprattutto con un decorso climatico piovoso.
Un altro fattore, apparentemente singolare, è il rapporto fra l'alternanza di produzione, fenomeno a cui l'olivo è
particolarmente predisposto, e l'intensità degli attacchi: in genere gli attacchi sono più intensi nelle annate di scarica (bassa produzione) e più contenuti in quelle di carica (alta produzione). Le cause di questo comportamento sono in parte biologiche e in parte agronomiche. Nelle annate di scarica che seguono una di carica è presente in genere una non trascurabile quantità di olive sulle piante residue dell'annata precedente, perciò si ha un picco di popolazione più elevato in corrispondenza degli sfarfallamenti primaverili e un potenziale riproduttivo più alto che si manifesta con attacchi più intensi e più precoci. Le olive attaccate cadono precocemente in autunno e questo provoca una maggiore incidenza della mortalità durante la fase svernante.
Nella successiva annata di carica la popolazione della prima generazione è alquanto contenuta e il potenziale riproduttivo modesto. Gli attacchi saranno pertanto più tardivi e diluiti su una produzione di maggiore entità.

Danni:

I danni causati dalla mosca dell'olivo sono congiuntamente di due tipi: quantitativo e qualitativo.
Sotto l'aspetto quantitativo il danno è causato dalle larve di II età e, soprattutto, di III età e consiste nella sottrazione di una parte considerevole della polpa con conseguente riduzione della resa in olio. Una parte della produzione si perde anche a causa della cascola precoce dei frutti attaccati. Nelle olive da olio le punture e le mine scavate dalle larve di I età non hanno riflessi significativi sulla resa. Nelle olive da mensa, invece, il danno si estende anche alle punture sterili in quanto deprezzano la materia prima fino a causarne lo scarto dalla linea di produzione.
Sotto l'aspetto qualitativo va considerato il sensibile peggioramento della qualità dell'olio estratto da olive con un'elevata percentuale di attacchi da larve di III età. L'olio ottenuto da olive bacate ha una spiccata acidità (espressa in acido oleico, dal 2% al 10% secondo la percentuale d'infestazione) e una minore conservabilità in quanto presenta un numero di perossidi più elevato. Dagli attacchi di mosca derivano secondariamente deprezzamenti qualitativi più o meno gravi dovuti all'insediamento di muffe attraverso i fori di sfarfallamento. Questo peggioramento qualitativo si evidenzia in modo notevole negli oli ottenuti da olive bacate raccolte da terra o stoccate per più giorni prima della molitura.

Dimostrazione Pratica di Tecniche Alternative all’Impiego di Prodotti Chimici per la  Lotta alla Mosca dell’Olivo

 

La Mosca dell’Olivo

 

La letteratura scientifica è ricca di trattati sulla mosca dell’olivo, sui danni e tutte le azioni deleterie che la presenza del dittero provoca alla drupa e conseguentemente alla produzione trasformata. Sia per quantità che per qualità.

Proprio in tale ottica si è sempre parlato di lotta contro la mosca, ora, qualità della stessa è direttamente proporzionale alla efficacia con cui la stessa viene praticata e se confrontabile con dati oggettivi.

Partendo dal presupposto che combattere il dittero è azione fondamentale per la salvaguardia della qualità della produzione, il tutto è nel riuscire in questo con metodi che non impieghino chimica.

 

Attività Dimostrativa

La OP intende mettere in atto nello sviluppo del programma di una attività dimostrativa di lotta alla mosca con metodo alternativo alla chimica, meglio con metodo che non prevede in modo assoluto l’impiego della chimica in ogni forma, e di registrare i risultati ottenuti e di diffonderli.

La messa in atto della attività si sviluppa in un periodo triennale, partendo  su di una azienda che assume il carattere di azienda dimostrativa. Identificata l’azienda in questa si perimetra una sufficiente porzione di area uliveta con picchetti e nastro, in modo da identificare l’area dimostrativa che, viste le caratteristiche del dittero, si giudica sufficiente pari a 1500 mq. Sulla rimanente porzione aziendale ulivetata non viene messa in atto l’azione dimostrativa, quindi rimane come termine di paragone e di confronto per i risultati ottenuti.La messa in atto della attività prevede la presenza del dittero, quindi nella azienda dimostrativa, e solo in questa, è necessario mettere in atto, sia nell’area dimostrativa che non,  il monitoraggio della mosca con la cattura a mezzo trappole cromotropiche e sessuali e la valutazione della infezione attiva, registrando due diversi dati su apposite schede.

Monitoraggio di controllo da mettere in atto a cadenza stabilita a partire dalla seconda settimana del mese di maggio sino alla ultima settimana del mese di ottobre.

Inoltre il monitoraggio è stato esteso ad area omogena in modo da avere dati funzionali alla gestione del dittero.

Lotta Alternativa

La tecnica alternativa da impiegare è estremamente semplice ed alla portata di tutti, infatti, l’esperienza porta a conoscenza che il dittero è fortemente attratto da elementi organici o di porzione di essi in decomposizione quando soprattutto emanano cattivo odore, inoltre, sempre il dittero, soffre il bagnamento delle ali che ne limita lo spostamento o l’allontanamento. Sfruttando tali conoscenze comportamentali del dittero si è pensato di realizzare un sistema di inganno finalizzato alla cattura del dittero. Nell’area dimostrativa, contate le piante, sul 50% di queste vengono posizionate bottiglie in plastica con tappo catturatore di colore possibilmente  giallo ed adattabile ad ogni bottiglia, tappo che consente il facile ingresso del dittero nella bottiglia e ne rende difficoltosa l’uscita.

La bottiglia per metà viene riempita di acqua in cui vengono lasciati a marcire (putrefazione) materiali organici di provenienza ittica (sardine). La putrefazione degli elementi organici genera il cattivo odore che attira il dittero che si vede invogliato ad entrare nella bottiglia, l’acqua, contenuta in essa, una volta che il dittero tenta di raggiungere il materiale organico per cibarsi, provvede al bagna mento delle ali del dittero, che, così, rimane catturato nella bottiglia sia per l’azione dell’acqua sulle ali che per le difficoltà di fuoriuscita per la presenza del tappo catturatore.

Si procede quindi ad una cattura massale con esca organica.

 

Perimetrazione dell’area dimostrativa   con nastro bicolore
Preparazione delle bottiglie catturatrici
Posizionamento delle bottiglie catturatici
Posizionamento delle bottiglie catturatici
Le bottiglie catturatrici
Il monitoraggio comparativo
Le catture

Tecniche Colturali Complementari

Sempre con riferimento alle caratteristiche di vita del dittero che vengono esaltate in ambienti umidi.

Proprio per questo si pensa di mettere in atto in modo dimostrativo nell’area dedicata una corretta gestione delle acque superficiali, e la messa in atto di lavorazioni colturali leggere che limitino il ristagno di umidità superficiale, inoltre si mette in atto una potatura delle piante che favorisca la areazione interna del volume di chioma così da limitare il mantenimento da parte della pianta della umidità notturna.

La finalità è quella di determinare il realizzarsi di condizioni poco favorevoli alla vita del dittero.

Lavorazioni superficiali (leggere) del terreno

 

Potatura

L’immagine mostra come bisogna agire con la potatura: allargare l’interno del volume fogliare che insiste sul tronco in modo da facilitare la circolazione interna alla chioma dell’area.

 

Il monitoraggio

Appena attaccate le bottiglie alle piante  subito il dittero presente ha incominciato a ronzare intorno ad entrare e ad essere catturato, parlo di dittero in genere, infatti la bottiglia cattura tutti i ditteri attratti dall’esca.

Il periodico monitoraggio sia delle bottiglie che soprattutto delle trappole cromotropiche posizionate nell’area limitrofa, che la valutazione della infezione attiva sulla drupe dimostrano l’efficacia del metodo.

Infatti, anche in presenza di infestazione attiva intorno a valori del 10/12 % dannosi per il prodotto, e che giustificherebbero l’impiego della chimica per la gestione del dittero, nell’are ,,dimostrativa questa si è mantenuta sempre al disotto del 4%.

In entrambi le aziende ed in entrambi gli anni di messa in atto della attività.

 

La validità ed efficacia del metodo è certa, le difficoltà sono nella gestione delle bottiglie, che vanno rabboccate e/o sostituite periodicamente.

 

MONITORAGGIO e DIFFUSIONE DEI DATI

Il monitoraggio nell’area omogenea dimostra la efficacia del metodo, infatti, la efficacia sia ha nella repentina diffusione delle informazioni monitorate. Il monitoraggio viene messo in atto in modo classico, quindi con il posizionamento di trappole cromotropiche quadrettate e collate con feromone e senza feromone, e sempre con il metodo classico viene valutata la infestazione attiva. I dati rilevati sono stati diffusi tramite la distribuzione di bollettini fitopatologici.

La funzionalità è quella di ridurre l’impiego di chimica per la gestione del dittero con la messa in atto di trattamenti non a calendario ma secondo necessità.